Quando assecondi la follia e ne resti intrappolato per cercare di salvare quel qualcuno, così diverso da te, a cui inspiegabilmente ti sei legato, ti ritrovi con un bicchiere di vetro rotto in testa e la mano sanguinante ... e purtroppo non è una metafora ... con la promessa di uscire da quella situazione così strana, da quegli equilibri così fragili ... con la promessa che mai più aspetterai sotto casa sapendo che lui è lì, dietro quella porta, ma che la sua fragilità mentale gli impedisce di aprire anche se poco tempo prima ti aveva chiesto una pizzetta ... e poi, e poi mi ritrovo solo ... a pensare che gli voglio bene ... a leggere i suoi messaggi ... a cercare di distinguere la menzogna incontrollata dalla timida verità ... che non lo odio per quello che m'ha fatto ... che vorrei proteggerlo, accarezzarlo ... e fingere ... fingere che la verità stia nei suoi momenti di lucidità ... così belli e intensi ... così che a volte mi sembri un bambino, quando con la testa si poggia sulle mie spalle, o si nasconde sotto le coperte o mette la testa sotto il cuscino ... quasi a vergognarsi d'esistere ... non so che fare ... non so che fare ... Ho paura anche di vederlo ora ...